Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l'ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare. Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell'acqua. Le torsioni dell'ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell'emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.
Timoroso dell'"effetto Fukushima", che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull'acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.
Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell'irrompere continuo della logica ad personam. L'uomo che ogni giorno invoca l'investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.
Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull'acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell'acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell'abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull'acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest'ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di "legislatore negativo".
L'aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.
È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull'acqua è bene tornare per un momento sull'emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell'emendamento che prevedono l'abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite "nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell'agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea". E lo farà entro dodici mesi adottando una "Strategia energetica nazionale", per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare "gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum" e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati "i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente". Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell'emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l'acqua. Di questo dovrà occuparsi l'ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.
Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell'opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell'approvazione dell'emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall'obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell'umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull'acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l'aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l'opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l'opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l'ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.
(STEFANO RODOTÀ. La Repubblica, 22 aprile 2011)
venerdì 29 aprile 2011
giovedì 7 aprile 2011
mercoledì 6 aprile 2011
Processo breve, PD: ostruzionismo ad oltranza
Dopo il voto sul conflitto di attribuzione, la maggioranza vuol far passare il processo breve e la prescrizione breve per gli incensurati. Franceschini attacca: “Non esiteremo a utilizzare ogni virgola del regolamento per impedire l'approvazione di questa legge”. Bersani: “La Lega non prenda a pretesto l'approvazione del federalismo per giustificare il fatto che tiene in piedi Berlusconi. La prescrizione breve lascerà senza processo un sacco di delinquenti anche se incensurati”.
Il Partito democratico non rinuncia alla sua battaglia per fermare, alla Camera, l'esame del ddl sul processo breve. Al termine della riunione capigruppo alla Camera, il presidente dei deputati PD, Dario Franceschini ha spiegato che il PD serrerà i ranghi e terrà il fiato sul collo alla maggioranza garantendo il massimo impegno in vista delle prossime ore di lavoro parlamentare.
"L'accelerazione dei lavori sarebbe un vero e proprio blitz", ha detto Franceschini. "Ventre a terra", è la parola d'ordine dei Democratici. "Fino a che ci sarà il tentativo di calpestare le regole e il buon senso – ha dichiarato Franceschini - cercando di far approvare ciò che non è una priorità per il Paese, non esiteremo a utilizzare ogni virgola del regolamento per impedire l'approvazione di questa legge. Pdl e Lega, aggiunge il capogruppo Pd, "stanno devastando il calendario dei lavori per far passare le leggi care a Berlusconi. Chiederemo la seduta notturna e staremo qui a fare la nostra parte fino in fondo". Non è possibile, conclude Franceschini, "vedere ministri e sottosegretari che stanno qui in aula, a dimostrazione di come sono tutti ubbidienti ai desiderata del capo".
Anche il segretario del PD, Pier Luigi Bersani ha lanciato un chiaro messaggio per il Carroccio: "La Lega non prenda a pretesto l'approvazione del federalismo per giustificare il fatto che tiene in piedi Berlusconi. Non c'è bisogno di Berlusconi per fare il federalismo. La Lega si preoccupi piuttosto di quello che sta votando: la prescrizione breve lascerà senza processo un sacco di delinquenti anche se incensurati, li lascerà liberi solo per difendere Berlusconi. Lo scriveremo sui manifesti che la Lega porta la responsabilità di tutto questo".
mercoledì 23 marzo 2011
Nucleare, Stella Bianchi (segreteria nazionale PD responsabile ambiente): "Moratoria non basta, governo ritiri decreto"
“Più che la doverosa pausa di riflessione sul nucleare, con la moratoria annunciata il governo sembra voler prendere tempo per salvare se stesso, spinto questa volta dalla preoccupazione che i cittadini possano far sentire la propria voce nel referendum del 12 giugno. Chiediamo di nuovo chiarezza e trasparenza nell'azione del governo: se davvero non è solo propaganda, allora l'esecutivo ritiri i provvedimenti che sono ancora in esame sui criteri per la localizzazione dei siti. Quello che serve al paese non è un disegno sbagliato di ritorno al nucleare né vuote parole di rassicurazione, ma piuttosto un piano energetico nazionale che ancora manca, una strategia per il futuro che metta al primo posto efficienza energetica e rinnovabili con l'impegno alla ricerca e alla salvaguardia dell'ambiente come oggi il presidente della Repubblica Napolitano ha sottolineato con la saggezza e la lungimiranza che tutti gli italiani gli riconoscono”. (22 marzo 2011 - Dichiarazione di Stella Bianchi, segreteria nazionale PD responsabile ambiente)
lunedì 7 marzo 2011
mercoledì 2 marzo 2011
Approvazione Finaziaria Regionale e Bilancio 2011
“Questo bilancio paga un doppio scotto: da un lato l’incapacità del governo regionale di mantenere una quota di risorse per fare gli investimenti e puntare al rilancio economico del Veneto. Dall’altro la rinuncia di Zaia nell’aprire un duro contenzioso con Roma quando, nello scorso giugno, sono stati imposti dolorosi tagli dal governo nazionale”.
Questo il giudizio della capogruppo del PD in Consiglio regionale, Laura Puppato, in occasione dell’approvazione della Finanziaria e del Bilancio regionale 2011.
“Di positivo c’è sicuramente il fatto che assieme, maggioranza ed opposizione hanno messo a fuoco alcune priorità, soprattutto per quanto riguarda il sociale e le garanzie date ai disabili, ai non-autosufficienti e ai servizi sul territorio. Così come ci sono state alcune modifiche positive, ottenute grazie ai nostri emendamenti – ha detto Puppato citando una serie di richieste del PD che sono state accolte nel maxi-emendamento di Giunta (vedi tabella allegata) e dal valore complessivo di oltre 87 milioni di euro - ovvero il finanziamento della legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese e le risorse date al tutore dei minori che non aveva a disposizione nemmeno un euro”.
La capogruppo democratica ha quindi puntato l’indice sulle lacune del bilancio e sulla “ristrettezza di stanziamenti per la scuola pubblica, il mondo del lavoro e la cultura, che sono decisamente in sofferenza, e per le materne parificate alle quali non basterà concedere la stessa quota del 2010. E’ necessario coprire le insufficienze del governo nazionale, soprattutto sul fronte dei trasporti pubblici, un ambito su cui dovremo dedicarci nuovamente e a breve perché non possiamo permetterci di essere, assieme al Molise, l’unica Regione d’Italia che ha tagliato oltre il 10% di risorse”.
Laura Puppato ha infine evidenziato due obiettivi che dovranno essere raggiunti nei prossimi mesi dalla Regione: “è necessario in primo luogo che questa istituzione faccia quanto è nelle sue competenze. Vale a dire programmare e pianificare tutta una serie di settori, da quello energetico alla questione rifiuti, dal piano cave fino a quello socio-sanitario. Accanto a ciò bisogna che la Regione metta in campo un sistema di controlli maggiori sulle società partecipate e che si proceda con l’eliminazione di doppioni e di sprechi. Questo – ha concluso - è il lavoro da fare insieme nell’immediato futuro: con la stesse capacità, intelligenza ed onestà che alla fine, pur tra mille lacune, sono comunque emerse in questo bilancio”.
EMENDAMENTI al PDL 135 BILANCIO 2001 ACCOLTI NEL MAXIEMENDAMENTO DELLA GIUNTA REGIONALE
Questo il giudizio della capogruppo del PD in Consiglio regionale, Laura Puppato, in occasione dell’approvazione della Finanziaria e del Bilancio regionale 2011.
“Di positivo c’è sicuramente il fatto che assieme, maggioranza ed opposizione hanno messo a fuoco alcune priorità, soprattutto per quanto riguarda il sociale e le garanzie date ai disabili, ai non-autosufficienti e ai servizi sul territorio. Così come ci sono state alcune modifiche positive, ottenute grazie ai nostri emendamenti – ha detto Puppato citando una serie di richieste del PD che sono state accolte nel maxi-emendamento di Giunta (vedi tabella allegata) e dal valore complessivo di oltre 87 milioni di euro - ovvero il finanziamento della legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese e le risorse date al tutore dei minori che non aveva a disposizione nemmeno un euro”.
La capogruppo democratica ha quindi puntato l’indice sulle lacune del bilancio e sulla “ristrettezza di stanziamenti per la scuola pubblica, il mondo del lavoro e la cultura, che sono decisamente in sofferenza, e per le materne parificate alle quali non basterà concedere la stessa quota del 2010. E’ necessario coprire le insufficienze del governo nazionale, soprattutto sul fronte dei trasporti pubblici, un ambito su cui dovremo dedicarci nuovamente e a breve perché non possiamo permetterci di essere, assieme al Molise, l’unica Regione d’Italia che ha tagliato oltre il 10% di risorse”.
Laura Puppato ha infine evidenziato due obiettivi che dovranno essere raggiunti nei prossimi mesi dalla Regione: “è necessario in primo luogo che questa istituzione faccia quanto è nelle sue competenze. Vale a dire programmare e pianificare tutta una serie di settori, da quello energetico alla questione rifiuti, dal piano cave fino a quello socio-sanitario. Accanto a ciò bisogna che la Regione metta in campo un sistema di controlli maggiori sulle società partecipate e che si proceda con l’eliminazione di doppioni e di sprechi. Questo – ha concluso - è il lavoro da fare insieme nell’immediato futuro: con la stesse capacità, intelligenza ed onestà che alla fine, pur tra mille lacune, sono comunque emerse in questo bilancio”.
EMENDAMENTI al PDL 135 BILANCIO 2001 ACCOLTI NEL MAXIEMENDAMENTO DELLA GIUNTA REGIONALE
giovedì 24 febbraio 2011
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